Una Rocca di cui parlare

Se pensiamo ai grandi autori internazionali, che hanno successo in tutte le lingue - ed escludiamo i geni del calibro di Hemingway, per esempio - i nomi che saltano alla mente sono Stephen King, Ken Follet e per il fantasy J.K.Rowling.
Per quest'ultima i riferimenti alla cultura britannica sono numerosissimi, ma qui non si parla di ambito culturale del romanzo, ma di stile. La Rowilng, così come Follet o King, usa uno stile pulito, scorrevole e facilmente assimilabile. Se penso al compianto Crichton, ad esempio, ricordo con ammirazione tutte le nozioni di biogenetica e bioetica che ho assimilato leggendo il suo "Next" ma senza leggerle come tali, scorrendo, pagina dopo pagina, colpo di scena dopo colpo di scena.
Tutto questo preambolo per dire che uno stile scorrevole non va discapito della qualità del testo, anzi! Abbellire un'opera d'arte di orpelli e dettagli per darle un significato è più facile che ridurre le rifiniture al minimo e mantenere il significato. E' il processo che tutta la storia dell'arte ha operato dall'inizio del '900 (ma anche prima), liberando l'arte stessa di qualsivoglia contaminazione, fino a denudarla anche del significato stesso, lasciandola a riflettere su se stessa.
Perchè la scrittura in Italia non ha ripetuto un simile iter? Per lo meno, perchè questo iter non è arrivato fino a me? Perchè devo leggere ancora romanzi grondanti di metafore e obesi di aggettivi?
Il linguaggio si evolve velocemente, la velocità è divenuta sinonimo di funzionalità. Ecco, bisogna dire quello che c'è da dire e bisogna farlo in fretta perchè si hanno tante altre cose da dire.
Andrea D'Angelo è in grado di raccontare la sua storia senza perdersi nei gargantueschi meandri della lingua italiana, ma non per questo il romanzo è meno efficace o meno scorrevole. Ho letto una critica al suo stile riguardo al "narratore soffocante". Ok, ci sto, alcuni punti sono effettivamente troppo introspettivi e la psicologia dei personaggi davvero punteggiata nei minimi dettagli.
Ma siamo ben lontani dalla pesantezza! Le pagine comunque scorrono veloci e la storia resta avvincente e ricca di fascinazione e mistero.
Ho avuto modo di leggere altri romanzi con ambientazione o contaminazioni fantastiche ma quando l'autore non pecca di egocentrismo, lo fa di intellettualismo, o di convenzionalismo o di semplicismo. Tutti -ismi, tutte religioni ai quali culti non bisognerebbe essere devoti, perchè, e lo ripeterò fino alla nausea, non si scrive per sè stessi, si scrive come gesto altruistico, si scrive per chi legge e non mi sembra giusto far leggere a qualcuno quanto sono bravo, intelligente o furbo.
Andrea D'Angelo per me rimane il miglior scrittore di Fantasy italiano e lo ringrazio di avermi dato la possibilità di apprezzare la sua storia.
Etichette: Recensioni, Via Libris

Continua...