
Subito dopo aver "recensito", o meglio, scritto bene del romanzo di Andrea D'Angelo sono stato assalito da un dubbio, tormentato quasi, come Maryl Streep nell'omonimo film. Come vengono recepite le buone recensioni da chi le legge? E' al corrente della meccanica, o meglio, della politica che vi è dietro? Quando una buona recensione non è bieca ipocrisia? Non saprei dirlo con precisione e non posso parlare per conto di altri che non siano me stesso, per cui spiego il mio punto di vista.
Come dice Anton Ego nell'immagine qui sopra, le recensioni negative sono uno spasso da scrivere a da leggere, ma non è altrettanto per l'autore di quello che viene sottoposto a giudizio.
Partiamo allora da questo.
Quando un autore, uno scrittore, o un artista, finisce che so, sul blog dei gamberi, e legge una recensione negativa, immagino non possa esserne felice.
Ma la realtà è che Gamberetta & Co. sono una mosca bianca, perchè trovare recensioni negative davvero studiate è molto difficile, impossibile poi trovare qualcuno che "ci metta la faccia". I sopracitati gamberi scrivono sotto pseudonimo e Chiara (Gamberetta) è ben lungi da scrivere il suo nome e mettere la sua foto. Perchè? Chissà, forse perchè il mondo che tanto odia (l'editoria italiana) è anche lo stesso in cui vuole entrare e probabilmente dopo averlo insultato e denigrato non ha interesse ha rischiare in prima persona preziose pubblicazioni o vendite di copie.
E qui sta il punto. Perchè non si scrive una cattiva recensione? Perchè, ad esempio, Licia Troisi, non scrive una recensione della serie "fa schifo" nel suo blog? In primis, da come la conosco io, Licia Troisi non si esprimerebbe mai in questi termini, perchè nonostante sia "la signora del male" a detta di qualcuno, è una brava persona, realizzata, che non ha motivo, per fortuna sua ovvio, di provare odio o invidia per qualche altro autore.
Ma, e qui viene fuori il mio famoso buonismo, io credo che Licia Troisi la pensi come me in fatto di rispetto. Ecco, si parla di rispetto del lavoro degli altri. Scrivere un libro, che sia buono o cattivo, non è cosa facile, anzi è molto difficile, è sudore della fronte e dei neuroni, è scervellarsi è ossessionarsi, è studiare e non avere certezze.
Chi scrive lo sa, ci siamo passati tutti, leggendo questo blog, la "Via Libris", potete constatare cosa io personalmente ho passato in questi quattro anni. E se un altro autore ha fatto lo stesso iter, o solo un decimo, o 10 volte tanto, io lo rispetto e per questo non demolisco il suo lavoro. Tutto qua.
Se un libro non mi piace lo abbandono, non lo finisco con l'intento di aprire il prima possibile la pagina del mio blog e scrivere una recensione per distruggerlo, per sfogare la mia esasperazione sull'autore e rovinargli la piazza. Non sono sentimenti che mi appartengono.
A suo tempo, ho fatto una cosa simile per il romanzo di Gamberetta, ma non ci sono stato affatto bene, mi è dispiaciuto, però era giusto che la Signorina provasse l'ebbrezza di una stroncatura, lei che ne dispensa con così tanta generosità.
E non si tratta di vendetta, tutt'al più di punizione. Si tratta di dire "cavolo, questa da lezioni a destra e a manca, deve essere un Dio della scrittura" e invece non è così. E l'ho voluto dire.
Di contro, mi piace complimentarmi con chi ha fatto un buon lavoro. Con onestà, ammirazione e umiltà, perchè non si smette mai di imparare. Trovo sia un buon modo di passare il tempo, essere gentili col prossimo intendo, purchè si dica quello che si pensa.
Io sono un entusiasta per cui mi esalto e scrivo/dico quello che mi passa per la testa in quel momento nel modo in cui lo sto vivendo.
Gli autori però non recensiscono negativamente un collega per un semplice motivo: non farsi nemici nel giro. Sì, perchè io dico sempre "se parli male di qualcuno nel momento sbagliato, poi lui fa lo stesso di te, ma nel momento giusto".
E' alquanto inutile inimicarsi i colleghi e generare energie negative.
Ma vi stupireste di sapere a quanti colleghi o sentito dire "fa schifo" di romanzi dei quali invece parlano bene nei loro blog. Ma attenzione a chiamarla "ipocrisia" o "falsità", è puro e semplice istinto di sopravvivenza.
Un'ultima postilla: il mio romanzo uscirà a breve e comincerò anche io a ricevere giudizi negativi. Che posso dire? Sono pronto e aspetto. Spero che piaccia, ovvio, ma sono pronto alle recensioni negative. Vi chiedo solo una cosa: il "fa schifo" va bene per le conversazioni da bar o da divanetto, se vi prendete la briga di scrivere, argomentate vi prego, perchè io sono vecchio, ma sono solo all'inizio e vorrei davvero imparare dai miei errori, non come Lycaon.
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