548DAB Magie di Omnia: Il Fuoco della Fenice

martedì 19 maggio 2009

Il Fuoco della Fenice

Pian piano, sto resuscitando un po' tutti i punti cardine di questo blog. Man mano che la fine di questa "Via Libris" si avvicina per dare spazio al nuovo inizio, vorrei risvegliare il mio mostro di Frankenstein, a piccoli schiaffetti, magari con i sali aromatici.
Il profumo di un buon incipit è il prossimo passo. Questo incipit profuma di incenso, calda cenere, di fuoco crepitante, di rinascita.

Alla luce del tramonto la cittadina di Sabbiescure era solo uno sgangherato profilo di case e lamiere arrugginite, ombre nere nel rosso senza fine del deserto.
Non c'era molto altro da vedere nella parte meridionale del mondo conosciuto. La terra si riduceva a poco a poco più di un ammasso di baracche fatiscenti che a fatica reggevano gli assalti del tempo.
Polvere.
Polvere e rocce.
Uno dei tanti luoghi dimenticati da Dio, dove un vento quieto alzava a ogni ora del giorno e della notte la sabbia in piccoli vortici sottili. Granelli fastidiosi che s'intrufolavano dappertutto e pungevano il viso, graffiavano il corpo, lasciando i segni del loro passaggio. Ma in quel momento alla donna non importava.
Era solo un puntino bianco nell'immensità rossa. Uno svolazzare di veli candidi che pochi avrebbero notato fra tutto quel rosso.

Da "Il Fuoco della Fenice" di Luca Azzolini


Ho avuto la fortunata occasione di parlare con l'autore del romanzo proprio al Salone del Libro di Torino e a lui ho esposto la mia teoria legata al suo stile, che scivola davanti ai nostri occhi già da questo immaginifico incipit.
Luca Azzolini riesce a coniugare lo stile evocativo e visuale del fantasy classico, le carrellate sui vasti paesaggi, le panoramiche, i dolly cinematografici del Technicolor, con immagini moderne, pungenti, taglienti. Grandi deserti insidiosi, una immensa megalopoli scintillante e pericolosa. Leggendo il suo libro si ha l'impressione di vederlo, non è immaginazione, è realtà. Il puntino bianco nell'immensità rossa del deserto, quella donna che sfida le avversità di un luogo ostile è un'immagine netta, è un quadro impressionsta, è folgorante.
Giocare con le strutture del fantasy è come giocare col fuoco, io ci provai e mi sono scottato. Luca Azzolini ci ha giocato e ha creato meravigliosi effetti pirotecnici, lamiere lucenti che riflettono una realtà editoriale sempre più incerta, decadente, specchietto per gli allocchi, ma pur sempre un abbaglio accecante che non si può fare a meno di notare.





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