548DAB Magie di Omnia: Punti di Vista

giovedì 20 agosto 2009

Punti di Vista

Sulla scrittura e sui punti di vista, trovate molti contributi validissimi un po' ovunque, quindi non starò a fare la lezioncina, dico quello che ho maturato nelle varie letture di romanzi e manuali e quello che preferisco fare io. Semplice e diretto. Con un esempio chiaro e lucido. E attendo vostre delucidazioni o precisazioni in merito in merito



Colgo l'occasione di una interessante corrispondenza telematica con una ragazza molto talentuosa, che mi da la possibilità di analizzare criticamente le mie conoscenze in ambito di scrittura, per rielabolarle e spiegarle.
Trovo questo processo molto utile, un'autoanalisi costruttiva e formativa. Per questo vorrei riproporla.
L'oggetto della discussione è il salto di punto di vista all'interno dello stesso paragrafo.

Ecco quello che ne penso:

Di norma è meglio, nella stessa scena almeno, rimanere nello stesso punto di vista, si crea meno confusione. Il lettore non deve chiedersi "chi sta parlando ora?".
Però, ad esempio, Stephen King, cambia punto di vista nello stesso paragrafo e tanti altri lo fanno. Il segreto è sempre la chiarezza, si deve sempre capire chi sta pensando, lo stacco deve essere chiaro e soprattutto MOTIVATO. Mi spiego, se il protagonista prende il caffè al bar e poi non lascia la mancia, non ha senso inserire il pensiero della cameriera che pensa che lui è un pezzente, soprattutto se non la rivedremo mai questa cameriera e in particolar modo se capiamo che questa informazione è inutile ai fini della trama.

Se invece questa informazione è importante, si deve trovare un modo per farla saltar fuori senza cambiare il punto di vista. Spiego con un esempio, quello che ti ho detto:

Jack prese la tazzina traboccante di caffè nero e schiumoso. Senza zucchero, come piaceva a lui. Portò la tazzina alle labbra e si lasciò inebriare dal profumo corposo ma dal retrogusto amaro. Pensò che quel caffè era come la sua vita, colma, quasi traboccante, priva di dolcezza e densa ma amara ogni giorno di più. Bevve in un sorso unico, lasciò tintinnare la tazzina nel piattino e andò via stretto nelle spalle.
Niente mancia, che pezzente pensò tra sè la cameriera. Raccolse la tazzina e il piattino e li lanciò seccata nel lavello. Se continuava così, neanche quella settimana sarebbe potuta andare dall'estetista.
Intanto Jack aveva si era acceso una sigaretta e rimuginava sull'indagine. In bocca, il sapore del fumo si fuse con l'amaro del caffè e Jack potè dire che la giornata era finalmente inziata.



In questo modo si spezza l'azione con un pensiero che è inutile se la cameriera non è un personaggio importante. Se proprio vogliamo dire quelle cose, e sentiamo che sono importanrti ai fini della storia, possiamo scrivere così:

Jack prese la tazzina traboccante di caffè nero e schiumoso. Senza zucchero, come piaceva a lui. Portò la tazzina alle labbra e si lasciò inebriare dal profumo corposo ma dal retrogusto amaro. Pensò che quel caffè era come la sua vita, colma, quasi traboccante, priva di dolcezza e densa ma amara ogni giorno di più. Bevve in un sorso unico, lasciò tintinnare la tazzina nel piattino e andò via stretto nelle spalle.
Voltandosi, vide l'espressione delusa della cameriera. Notò che le sopracciglia cespugliose della ragazza chiedevano l'intervento di un'estetista. Forse avrebbe dovuto lasciare una mancia. Ma non era il momento di preoccuparsi dei peli superflui di una cameriera qualsiasi, Jack si accese una sigaretta e rimuginò sull'indagine. In bocca, il sapore del fumo si fuse con l'amaro del caffè e Jack potè dire che la giornata era finalmente inziata.


In questo modo non abbiamo mai cambiato il punto di vista e oltre ad aver detto le stesse cose, abbiamo anche rivelato l'animo un po' cinico del protagonista. A volte, doversi spremere per rispettare delle regole può essere un catalizzatore per produrre qualcosa di più soddisfacente di quello che avevamo pensato.

E con questo direi che non ho altro da dire in merito.



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4 Commenti:

Alle 20 agosto 2009 08:39 , Blogger Parao ha detto...

Tutto ciò a patto che il PdV sia quello di un personaggio e non onnisciente.
A me sembra che, quando il punto di vista è in terza persona soggettiva (un personaggio), è meglio non cambiarlo, a meno che non lo si faccia a fine scena (come fa Frank Herbert in Dune, tanto per citare un esempio illustre).

A me, personalmente, piacciono molto la "terza persona soggettiva" e quella che io chiamo "terza persona cinematografica" (diversa dall'onnisciente, perché descrive tutto ciò che vede con distacco, ma non può percepire ciò che non può... filmare!). ;)

My two cents!

 
Alle 21 agosto 2009 01:24 , Blogger Laura Pozzi ha detto...

E' vero, non bisogna fermarsi alla prima elaborazione... a volte, per ottenere migliori risultati, bisogna proprio spremersi un po'. Terrò presente ciò che hai scritto! ^___^

 
Alle 22 agosto 2009 22:37 , Blogger cicobyo ha detto...

Sono d'accordo, anche io preferisco la terza persona soggettiva, la trovo più intima e moderna. Soprattutto nel fantasy c'è bisogno un po' di uscire dai canoni tolkeniani del narratore onniscente e so-tutto. In questo modo hai sempre l'impressione di portare il lettore nella scena invece che nella platea del tuo show letterario.

Laura purtroppo è uno sporco lavoro ma uno scrittore deve farlo :-)

 
Alle 23 agosto 2009 04:17 , Blogger Daniel ha detto...

Allora mi accodo ai fan della terza persona soggettiva anch'io. Il narratore onniscente non mi è mai piaciuto: è distaccato, piatto ed è di quanto più simile vi possa essere ad un intrusione dell'autore "autorizzata". Quando leggo ho in mente la sua voce (inventata sul momento, nel caso non l'avessi mai sentita XD), e non quella del personaggio.
Quindi, preferisco un narratore in terza persona lineare e che non cambi troppo spesso il PoV. Anche se devo ammettere di aver avuto (e continuo ad avere, dato che non l'ho finito) una piacevolissima sorpresa leggendo Esbat di Lara Manni. I suoi cambi sono dinamici, rapidi e danno un ritmo a certe scene che non ho mai trovato in altri libri.

 

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