548DAB Magie di Omnia: Chi la fa, l'aspetti (la Recensione)

venerdì 19 giugno 2009

Chi la fa, l'aspetti (la Recensione)

Quello che sto per fare non è facile. E' pericoloso, ma io amo il rischio, sennò non farei lo scrittore. Non so se qualcuno l'ha già fatto, ma ora lo faccio io. Cosa? Recensirò il romanzo dei romanzi, quello che ho letto in due giorni a denti stretti, perchè l'autrice è sì famosa, ma non per quello che scrive, o meglio, è famosa per quello che scrive su quello che altri scrivono. Basta giri di parole, in questo post parlerò de "Le Avventure della giovane Laura" scritto da Gamberetta e tenterò di farlo alla maniera di Gamberetta. E la Regina delle Fate, tra una partita a scacchi con la Morte e l'altra, mi salvi.



Innanzitutto il romanzo in questione lo trovate qui:

Le Avventure della Giovane Laura

Poi, per spiegare Gamberetta vi do il link alla sua recensione "Cavallo di Battaglia"
Il Talismano del Potere di Licia Troisi

Questa, presa dal sito, la trama del romanzo:

La Giovane Laura è una ragazza come tante: è stupida, ignorante come una capra, ingenua, impacciata, e non è neanche tanto bella. In compenso… niente! Non ha superpoteri, non legge nel futuro, non parla con i morti, non possiede alcuna conoscenza arcana.
Ciò non le impedirà di essere coinvolta in una serie di avventure fantastiche intrecciate fra loro. Laura dovrà affrontare felini diabolici giunti da un’altra dimensione, vedersela con uno psicologo che ha la brutta abitudine di assentarsi in un mondo bislacco abitato da fate assassine, e alla fine scoprirà che tutte le sue disgrazie sono legate a una misteriosa cospirazione d’insospettabili.


C' è un motivo preciso per il quale ho copiato la trama, perchè io non saprei proprio come riassumere il romanzo.
Ma partiamo dall'inizio. Per scrivere una recensione "alla Gamberetta" è necessario che io analizzi il suo modo di recensire. Da quello che ho capito, la signorina in questione fa larghissimo uso di logica, riferimenti letterari/filmici/etc..., dimostrazioni al limite del matematico e umorismo (sarcasmo, ironia, parossistica, iperboli e compagnia bella).
Per cui cercherò di seguire questo iter. Ci proverò, con una vagonata di buone intenzioni.

Visto che l'ultima recensione che ho letto della Signorina è quella di Wunderkind, userò lo stesso tipo di premessa.
Alcuni di voi lo sapranno, ma lo ribadisco: conosco Gamberetta (virtualmente, non come persona), la stimo come editor, è competente e appassionata, e soprattutto è una ragazza molto colta in fatto di fantasy.
Mi è stata molto d'aiuto in passato, si è rifiutata di aiutarmi (se non dietro compenso "a peso d'oro") per l'ultima versione di Omnia. Questo potrebbe dare adito a un certo qual astio nei suoi confronti. Potrebbe essere, non sono obiettivo in merito, come ha detto lei su D'Andrea, lascio a voi il giudizio sull'amara questione, ovvero se la recensione che scriverò è dettata dall'astio.

Parliamo di Laura. Come ha detto la Signorina, è una ragazza "normale" a tratti banale e trash, tiene il poster di Hilary Duff appeso in camera, stravede per Sailor Moon, e possiede oggetti di Hello Kitty.
Cos'ha di speciale quindi Laura? Chi l'ha creata. Ecco la sua eccezionalità.
Sì perchè tutto quello che succede a questa poveretta, le accade come deus ex machina, lei non lo vorrebbe, non lo cerca. Le capita.
Diciamocelo: Laura è una poveretta.
Il romanzo in cui è finita non è una storia, un mondo, è un lager e la sua perfida aguzzina non è un ufficiale delle SS, bensì Gamberetta in persona, tramutata, via via in orchi, barboni, fate assassine, Dentisti, gatti-mostro giapponesi etc...

Ora, semmai la Signorina leggerà questa recensione, mi darà dell'ignorante ogni riga e ogni concetto che esprimerò, ma io vado avanti lo stesso.
Uno degli scopi della narrativa è intrattenere ed emozionare. Il romanzo in questione intrattiene ed emoziona anche, se nel calderone delle emozioni mettiamo anche la pena, il disgusto, la nausea e il senso di soffocamento dato da ansia persistente.
Non sono un esperto di generi letterari, tantomeno di sottogeneri fantasy, leggo da lettore e non da scrittore, per cui non me ne importa un fico secco se questo genere di scrittura è:

è un romanzo urban fantasy con una forte componente di bizzarro, anche se non tale da farlo scivolare nel new weird. Il tono è spesso umoristico o parodistico, ma non del tutto comico come accade in alcuni romanzi di Douglas Adams o Terry Pratchett.

come dice la stessa autrice. Non si può utilizzare una etichetta per ficcarci dentro col calzascarpe una storia che comunque non starebbe in piedi.
Sì, perchè la storia di questo romanzo non sta in piedi! Non c'è logica nella narrazione, nella struttura, nella successione di fatti e flashback. E' un tipo di storia senza orizzonti, che salta dall'onirico al demenziale da un paragrafo all'altro, nella quale succedono fatti che non hanno una spiegazione.
Il capovolgimento della realtà non può essere dato come un fatto acquisito, va giustificato. Io lo pretendo, come lettore, di capire quello che sta succedendo.
Immerso nella lettura di questo romanzo mi sono sentito preso in mezzo a un collage di scene truculente di violenza gratuita su qualsiasi tipo di essere umano e disumano.
Pezzi strappa-viscere come questo:

— Non adesso. Scattiamo i dagherrotipi.
I due svanirono dietro un velo di acqua nera. Laura riprese a respirare, ma non era più lucida, il sipario stava calando sul mondo.
Il coltello che penetrava nella spalla le concesse qualche altro sprazzo di penosa consapevolezza. Arturo ritrasse la lama, con lentezza, quindi girò il polso e tagliò in orizzontale.
— Adesso farà un po’ male... — Arturo spinse al centro della croce di sangue il capo di un tubicino trasparente. Non appena la testa del tubicino fu a contatto con la carne, Laura sentì mille spilli farsi largo sotto la pelle e strisciare paralleli ai nervi. Urlò nel nastro adesivo.
Arturo regolò una rondella a metà del catetere, un liquido ocra prese a scorrere verso la ferita. — In questa maniera rimarrai cosciente, non vogliamo che i nostri dagherrotipi sembrino scattati a un cadavere.


o questo:

La fune si spezzò.
Un capo sfilacciato la colpì in piena faccia. Le frantumò le ossa del viso e le tagliò la fronte. Grumi di cervello uscirono dalla ferita, roteando intorno a lei, come fosse nello spazio.


E potrei continuare all'infinito. Di queste scene da horror demenziale ne è pieno il romanzo, tanto che arrivi a un certo punto che dici "Ammazzatela sta cretina che non soffra più!". Sì perchè vada che gli altri personaggi vengano torturati, mutilati, falcidiati, arsi, squoiati e peggio ancora. Ma la protagonista? La tua protagonista! Non capisco come fa ad arrivare alla fine dopo che è stata, tagliata nella pancia, la spalla sfregiata da un colpo di striscio di un fucile, pungolata con un affare elettrico (da una fata che vuole insegnarle a giocare a Scacchi per poi far maciullare il suo cervello, masticare da altre fate e vomitato in cubi di plastica e inserito in una struttura biomeccanica costruita di centinaia di cervelli vomitati che hanno il compito di scartare le mosse sbagliate di una partita di scacchi che la regina delle fate sta facendo con la Morte in persona per salvare la vita alla principessa delle fate... uff. che fatica) dove eravamo rimasti? Ah, le ferite di Laura... schiaffi e botte a profusione da genitori e mostri e psicologi, lei da sola beve acqua putrida di una discarica "per dissetarsi" e mangia - di gusto - un furetto preso vivo, stordito da un orco al tavolo del ristorante, che poi gli versa sopra abbondante Marsala e lo arrostisce ancora vivo, per poi servirlo ai due commensali.

Lo stile visionario e onirico è quello delle anima giapponesi, ma il sentimento di odio per la vita... quello deve essere per forza dell'autrice.
Prima di aprire la parentesi sulle considerazioni più personali vado di calcoli:

Volte in cui si nomina il sangue:

59

Scene in cui non si attua nessun tipo di violenza:

0

Somma complessiva di uso di termini quali: viscido, viscere, mutilati/o, materia grigia, vomito &co.,

37

E non mi è venuto in mente altro, ma c'è di peggio, ve l'assicuro.

Dicevo la mancanza di logica, ecco una storyline del romanzo stretta stretta:

Laura va male a scuola e odia il professore di matematica che un bel giorno trova immerso in una pozza di sangue ucciso da un gatto super-artigliato nonchè velenoso. Salvata dal proverbiale ribelle della scuola, gli viene affidata la missione di proteggere uno spirito magico che assieme ad altri dona il potere di 1000 guerrieri a una spada. I gatti mostro vogliono la spada, duello, Laura attiva la spada, tutti gatti uccisi, scena di sesso col ribelle.
Il ribelle scappa per una missione e non torna per mesi, Laura si deprime peggiora i voti a scuola, la mandano da uno psicologo, lei trova un buco sul pavimento dello studio, ci cade dentro, finisce in un mondo di mostri trasportata da un serpente gigante a forma di autobus, viene soggiogata da un tenente (uno dei pochi umani) che le vuole fare un dagherrotipo, partecipa a una gara di poesie, viene accusata di aver ucciso una elfa, arrestata e torturata, finisce per essere consegnata alle fate assassine (che si sono incavolate perchè l'autobus-serpente passa nel loro territorio per cui uccidono e marotoriano tutto e tutti con dei megarobot tipo buldozzer). prigioniera delle fate deve imparare a giocare a scacchi, poi si sveglia nello studio dello psicologo, un giorno riceve la lettera dell'Associazione Dentisti che le comunica di aver vinto un premio lei va a ritirarlo ma scopre che le vogliono trapanare il cervello per estrarle la coscienza (che è un programma che un Dentista le ha istallato), salvata in extremis per mano di una misteriosa donna e il suo vecchio amore ribelle che però subito dopo o le spara o le vuole dare fuoco, lei scappa finisce in un mondo sotterraneo dove ci sono i leprecauni che gestiscono Internet che dopo qualche menzogna si accorgono che lei è l'ennesima minaccia cercano di ucciderla e lei fugge per dei tubi viscidi e finisce in una discarica dove i barboni fanno delle magie con i fuochi nei bidoni. Siamo alla fine: inseguita dai dentisti per quel programma fatidico dopo qualche rocambolesco colpo di scena Laura finisce dalle suore a scrivere un tema su Santa Caterina.

Parlare di colpi di scena riusciti è impossibile, perchè il romanzo è TUTTO un colpo di scena senza fine, non sai mai cosa cavolo può succedere, puoi solo aspettare altro sangue e torture.

La sua arcinemica (ma è un odio a senso unico, non corrisposto) una volta mi disse: è giovane, siamo stati tutti giovani nella fase in cui odiavamo il mondo, odiavamo tutto e volevamo cambiare quello che non ci stava bene.
E' così, io leggo odio in questo romanzo, per le persone, per le istituzioni, per la famiglia, per il fantasy di un certo tipo, per i dentisti e per i gatti (mai così tanto maltrattati in un romanzo).

Mi spiace dirlo ma ci sono diverse incongruenze anche nei suoi scritti Signorina. Per esempio: perchè una ragazza che naviga tranquillamente su Internet, non sa scrivere al pc, tanto da metterci un quarto d'ora per scrivere una frase perchè non trova le lettere?
E la storia della multa per il biglietto non pagato sul torpedone? Che fine ha fatto?
E perchè Laura non viene mai descritta e non si cambia mai? E' sempre sporca, sudicia, zozza, putrida e riesce anche a spacciarsi per un esaminatore dei Dentisti.

Termino perchè sennò non la smetto più. La mia considerazione? Gamberetta è infelice. E' una specie di serial-killer tipo "Il Profumo" che nessuno ama e che non è in grado di amare. So che questo tipo di conclusione suona schifosamente buonista, vomitatevolmente romantica e demagogica. Ma io credo che alla base di tutto ci sia l'amore. Anche e soprattutto alla base della scrittura. Perchè scrivere è voler tramandare storie immortali, si spera, che emozionino le persone, che scaldino il cuore e strappino sorrisi. La vita è uno schifo? Cambiamola, ritagliamoci momenti felici. Suona strano ma io la penso così. Io amo i miei personaggi e soffro nel vederli torturare. E' chiaro, anche i miei personaggi finiscono in situazioni in cui soffrono, ma non ci provo alcun piacere, serve solo come contraltare per i momenti felici, perchè la vita è così, è una costante ricerca della felicità.
Laura è una ragazza sola, incompresa, come ce ne sono milioni nella letteratura. Perfino il Giovane Holden. Ma il romanzo di Salinger è pieno d'amore, il Piccolo Principe, nella sua sconfinata solitudine, è mosso dall'amore, per vie traverse, ovvio.

Perchè dovrei scrivere un romanzo che lascia disgusto e amaro in bocca? Non ne vedo il senso. Mi scuserà, Signorina, ma il suo romanzo, io non l'ho amato, direi che l'ho divorato detestandolo, perchè sì, è al cardiopalma, ma speri che finisca il prima possibile.
Ah... dimenticavo: i lati positivi. La scrittura: semplice, scorrevole, evocativa, pulita e scintillante. A tratti comica e brillante. E' brava a scrivere ed è colta.
Non c'è che dire.
Altra nota positiva/spassosa: Hello Kitty è una solerte collaboratrice della Morte.
Geniale. Ecco, Gamberetta è di sicuro geniale, bizzarra, stupefacente. Ti cattura e ti sorprende con trovate assurde tipo un dentista a cui è stata cucita una testa di cane (e quindi guaisce non parla) e nel corpo ha cassetti di legno con dentro bobine di discorsi preparati.

Aggiungo una postilla: sono andato al cinema a vedere "Coraline" - e avevo letto il libro - e posso dire che Gaiman è geniale con la necessaria cognizione di causa. L'intera storia è una immensa favola vecchio stile, riletta in versione dark a tratti bizzarro. Questo era il mio maggiore cruccio sul romanzo di Gamberetta: il bizzarro gratuito. Nel libro della Signorina non c'è morale, non c'è scopo, non c'è una struttura che si radichi nella realtà a cui tutti possiamo appigliarci. Io non metto in discussione l'utilizzo del bizzarro e dell'assurdo, ma deve avere una finalità, un intento a cui anche il lettore meno smaliziato può appigliarsi per entrare nella storia, vivendola e non vedendola soltanto. Le avventure della giovane Laura, si vedono chiaramente, nitide e abbacinanti restano impresse nella mente, ma non toccano il cuore, perchè l'anima di questo romanzo non viene fuori.





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34 Commenti:

Alle 20 giugno 2009 00:45 , Anonymous Mirco ha detto...

Gamberetta ha voluto fare un romanzo particolare, un misto di cultura pop, giapponese, destrutturato, un romanzo che potrebbe essere molto avant-pop se non fosse che ci vedo l'ingenuità linguistica dell'esordiente.
E' brava a scovare errori ed è puntigliosa, ma non basta. Credo che le serva qualcosa in più, quella maturità e distacco intellettuale necessario per scrivere un buon romanzo. Non l'ho finito, quindi posso giudicare le pagine che ho letto (d'altronde anche lei dice che per giudicare un romanzo non è necessario finirlo).
Sarebbe una brava editor, forse troppo rancorosa nei confronti di un mondo in cui, è chiaro, vuole far parte.
La "non" omogeneità strutturale può essere mutuata da Alice, come ti ho detto, o da certi anime demenziali tipo Excel Saga.
Il romanzoi mi sembra anche troppo metanarrativo ma senza avere sufficiente statura intellettuale.

 
Alle 20 giugno 2009 03:06 , Blogger cicobyo ha detto...

Allora, la Signorina ha letto la recensione che io le ho segnalato via mail e, invece di venire a rispondere qui, mi ha risposto via mail.

Il sunto della mail è che io non ho capito il suo "romanzo di genere", che quello che lei non spiega "non era necessario e utile alla narrazione" e che io sono un pessimo recensore, in quanto non so utilizzare il linguaggio specifico e non conosco i sottogeneri del fantasy.

Mi sento di dire solo un paio di cose:
1) Chiunque può scrivere una recensione, il proprio background culturale è un arricchimento dell'opinione a vari livelli.
Io non mi ritengo un esperto di fantasy, come non lo era Wilde (eppure ha scritto una stupenda fiaba e un capolavoro non etichettabile per genere come "Il Ritratto di Dorian Gray"). Questo non è per dire che io sono Wilde, lungi da me, ma è per dire che tutti possiamo avere un'opinione e che questa è democrazia, nonostante i tempi duri italiani.
La mia opinione era da lettore e non da scrittore (e ancora mi suona strana questa definizione). Per me nel romanzo di Gamberetta mancava sentimento ed emozione, e allora? Questo fa di me una persona banale e ignorante. E sia... ma l'essere non banale e non ignorante, non ti rende certo una persona migliore di me, cara Gamberetta, e alla fine della giostra, quello che conta non è quello che scrivi come lo scrivi, ma l'opinione che il lettore si fa di te che hai scritto certe cose e che prendi i suoi soldi.
Io sono fiero di aver speso soldi per i romanzi di Licia Troisi, e ritengo lei una persona largamente migliore a livello umano di te, e questo per quello che scrive e come lo scrive, non per averci parlato, quella è stata solo una mera conferma.

2) La Signorina in questione si è ritenuta insultata dal fatto che io credo che lei è infelice. E mi ha impedito di risponderle mettendo il mio indirizzo nella casella spam.
Poco male, non è democratico, ma la vocazione fascista della ragazza era arci-nota.
L'unica cosa che mi sento di dire è che si è sentita punta nel vivo, perchè dai commenti che ho letto al suo romanzo nel sito, era pronta a spiegare qualsiasi cosa (anche cose impossibili da evincere nel romanzo ma che per lei erano purissime come l'acqua Levissima).
Evidentemente non era pronta a una critica a livello UMANO, sul fatto che il suo romanzo è disgustoso, nel senso letterale. Che sia un genere specifico a me NON INTERERSSA, leggo tutto, non solo fantasy e so riconoscere una bella storia, la sua non è una bella storia.

Una lunghissima digressione nei commenti parlava di identificazione, cosa che non viene ritenuta necessaria (perchè non ci si identifica con i mostri, assassini o hobbit dai piedi pelosi). Non sono d'accordo. L'identificazione del lettore con i personaggi è un passaggio automatico, inconscio e necessario, soprattutto se scegliamo il punto di vista di uno di loro.
Ripeto, vomitatevolmente romantico, scrivere è vivere. La gente non ci regala il denaro, ci compra qualcosa, e noi dobbiamo farla sognare, è il patto col lettore. Io trovo eccitante immedesimarmi in un serial killer, in un hobbit o chissà che altro, perchè è distante anni luce dalla mia vita reale. Gusti. Ma per immedesimarmi devo vivere la storia non vederla e subirla, devo capire cosa mi succede, non è tv, è scrivere, è un processo mentale superiore, non passivo, non transitivo, è partecipare.
Nella scrittura l'importante non è vincere, è far partecipare.
Capito Signorina???

 
Alle 20 giugno 2009 03:35 , Anonymous Anonimo ha detto...

Ciao. Ho letto la recensione e non la condivido granchè. A me la violenza non da fastidio e il romanzo, anche se con dei problemi di struttura, mi ha trasmesso il sense of wonder che cerco nel Fantasy, quale che sia il sottogenere.
Capisco che per altri non sia così.

Piuttosto, mi è sembrata esagerata la reazione di Gamberetta, ma qui non stiamo più parlando del romanzo, ma di chi l'ha scritto e non è la stessa cosa.

Una domanda. Hai scritto: "Mi è stata molto d'aiuto in passato, si è rifiutata di aiutarmi (se non dietro compenso "a peso d'oro") per l'ultima versione di Omnia."

Vol dire che ti ha chiesto soldi per darti una mano con l'editing?
Quanto? (Se si può sapere.)
E di cosa parla il tuo romanzo?

 
Alle 20 giugno 2009 04:16 , Blogger cicobyo ha detto...

Guarda, per quanto riguarda la violenza, so che c'è a chi piace, ci sono un gran numero di romanzi carichi di violenza, però giustificata e supportata da personaggi forti narrativamente.

Io non sto elevando il mio giudizio a tavole della legge, è solo una mia opinione, quello che mi ha lasciato. Stop. Lei per prima ha detto che qualsiasi opinione era accettata, la mia è una delle tante, conta per me perchè è la mia, per lei può anche non contare niente. E' la democrazia.

Per ciò che riguarda la reazione, non la giudico eccessiva nè minima, è la sua reazione, la rispetto. Penso solo che si sia trovata a parlare di cose che non capisce. Col tempo, capirà.

Per l'editing non mi ha detto una cifra, mi ha detto "a peso d'oro" testuali parole e comunque non prima di settembre. Il tono della mail era molto astioso per cui non ho approfondito.
Ripeto che nutro una grande stima per Gamberetta come editor, per cui ero disposto a pagare di tasca mia i suoi servigi, ma non alle sue condizioni assolute e all'arroganza e presunzione con la quale di è presentata. Tutto qui.
Credo si sia montata un po' la testa.

Se si è sentita sfruttata in passato da me, mi spiace, io ho chiesto il suo contributo prezioso e lei me l'ha dato. Il valore di quello che si fa per gli altri non può essere sempre monetizzato e la gratitudine e la stima che ho per lei non ha prezzo, si guadagna a livello umano.

Il mio compenso è la passione e l'entusiasmo che metto nelle cose che faccio, mi basta e sono felice dei risultati.
Come vedi siamo persone diverse io e Gamberetta, con in comune una passione, ma vista da ottiche diverse.

Di cosa parla il mio romanzo? Ah... qui non ho il permesso ancora di svelare nulla. Posso dire solo che il mio romanzo parla del mio romanzo come miccia per una storia fantastica e ambientata in un modo possibile. E ci sono tanti buoni sentimenti. Sorry

 
Alle 22 giugno 2009 08:25 , Anonymous Anonimo ha detto...

Ciao. Mi dispiace che tu ti sia imbattuto nel blog di Gamberetta: purtroppo la sua immaturità non le permette di comprendere che, scrivere qualche discreta recensione, non equivalga ad essere anche una brava scrittrice. Molti l'hanno provocata, forse risentiti dai giudizi negativi che esprimeva in alcuni suoi articoli, aprendole la sfida di provar lei stessa a scrivere un libro o un racconto: bene, la sfida la “Signorina” direi che l'abbia palesemente persa. Sono due tipi di scrittura molto diversi e l'essere sufficientemente bravo in una non implica esser in grado di elaborare qualcosa di decente anche nell'altra tipologia. (Dal momento che lei stessa in un commento ha affermato: “
Il romanzo non è scritto male".
Eh be, se lo dice lei ci crediamo tutti!
La narrazione è in prima persona, Laura è la voce narrante delle sue avventure, poi in certi passi si trasla in terza persona... mah.
Spesso non è chiaro e non si capisce cosa la protagonista voglia fare: perché vive con dei gargoyle? Non si sa... Da dove saltano fuori? Non viene spiegato proprio niente.
La prima parte, più scorrevole è anche quella più superficiale. La seconda parte è invece parecchio lenta, noiosa... La terza infine l'opposto della precedente: zero approfondimenti, una successione di fatti, spesso anche sconnessi tra loro, senza permettere che il lettore possa capire.
Manca totalmente l'identificazione con il personaggio (salvo essere fortemente masochisti), facendo venir meno il classico patto con il lettore. Se poi lo scopo, come dice la “signorina” è creare ambiguità forse non dovrebbe permettersi di attaccare scrittori esordienti che, visto il loro pessimo stile, si giustificano nel suo stesso modo ovvero omettendo l'ammissione di errori obiettivi e tentando invece di attaccarsi a qualunque cosa per dimostrare il contrario.
Non parliamo poi della scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari...
Insomma, sembra più un videogame che un libro fantasy!
Per il resto, cicobyo... non prendertela, dopotutto è risaputo quanto siano scarsamente democratici e aperti di mente i commentatori e gestori di quel blog, checchè affermino il contrario. E' come un cane che si morde la coda da solo o come un bambino che pesta i piedi perché non ottiene ciò che vuole o peggio ancora qualcuno che crede sinceramente di detenere verità assolute e trasforma le sue opinioni in assiomi, tacciando chiunque osi contraddirle!

 
Alle 24 giugno 2009 12:21 , Blogger cicobyo ha detto...

Caro anonimo, come ho detto in precedenza mi sono accorto di altre "approssimazioni" stilistiche e strutturali, per così dire, ma non volevo entrare nel merito tecnico, così combattuto e dibattuto nel blog. Lei non fa niente di meno che quello che facciamo tutti noi, ci affezioniamo alla nostra creatura e non ne vediamo i difetti.

Nella mail di risposta (che forse dovrei pubblicare) la Signorina dice che nel suo romanzo c'è logica e coerenza, e, anche se non ho visto tutte queste cose, non mi andava di entrare in contrasto (soprattutto perchè il mio indirizzo mail è nella sia casella spam sigh :-))
L'unica cosa che mi sentivo di contestare, che lei ha visto come una mancanza di professionalità, è stata quella del livello sentimentale e di affezione, di identificazione come hai giustamente evidenziato tu.
Ma a quanto pare non è interessata a critiche di questo tipo.

Il nodo è esattamente quello che hai segnalato tu: scrivere recensioni competenti e acute non vuol dire saper reggere il peso della scrittura narrativa, di una trama, di personaggi. Chi scrive sa che sono cose molto difficili da gestire, in contemporanea tra le altre cose.

Il punto è sempre il solito: un romanzo piace o non piace. Tutte gli appunti che lei fece a suo tempo alla Troisi su incongruenze, inesattezze o errori di tipo stilistico li trovato azzeccati, ma questo una volta letto il romanzo e amato.
Un lettore, se non legge con la penna rosso/blu in mano, certe cose non le nota. Punto.
I romanzi di Licia piacciono, i personaggi la gente li vede, li sente e li ama.
I suoi no. Ha fallito, e dovrebbe accettarlo con sportività.
Ma diamole tempo, se ne accorgerà quando riceverà quelle belle letterine di rifiuto che tutti abbiamo, almeno una volta, svolto dalla busta con tristezza.
E questo è quanto.
Grazie del contributo.

 
Alle 24 giugno 2009 14:43 , Blogger cicobyo ha detto...

Aggiungo, con orgoglio e per giustizia, che altri autori del fantasy nostrano mi hanno contattato privatamente per dare il loro appoggio alla critica che ho mosso alla Signorina. I pareri e le segnalazioni spaziano dal tecnico al personale, dal sentimentale all'etico.

Questo dimostra che, come ho già detto, tutti siamo passibili di critiche per il nostro lavoro, così è la vita. Gli scrittori ingiustamente e maleducatamente attaccati dalla Signorina non ci tengono ad entrare in contrasto con lei pubblicamente semplicemente perch gli attacchi della suddetta sono gratuiti e privi di qualsiasi rispetto nei confronti di un lavoro che loro, a differenza di lei, amano svolgere, con passione ed entusiasmo, tra l'altro premiati dalla pubblicazione cartacea.

Chi la fa l'aspetti... no?

 
Alle 28 giugno 2009 21:14 , Blogger Phlebas il Fenicio ha detto...

"I romanzi di Licia piacciono, i personaggi la gente li vede, li sente e li ama."

E direi che è pure un bel marchio d'infamia, visto com'è "laggente" che circola... ma a prescindere, volevo solo dire che la metodologia critica qua è ancora più fuori di zucca che dalle parti di Gamberetta. Non tocca il cuore? Ma che è, Piccolo Mondo Antico? Pasto Nudo non è rivoltante? Beckett non è assurdo per il gusto dell'assurdo? Landolfi non scrive di un oceano fatto di scarafaggi? Non avete la mimina idea, santo cielo... Il libro è bellino, comunque. Niente di che, ma un bella struttura di idee.

 
Alle 29 giugno 2009 02:48 , Blogger Runa Magus ha detto...

Scusate, ma credo che qui il problema sia uno solo. Il romanzo di Gamberetta pecca di intellettualismo, uno dei peggiori di tutti gli "ismi". Non voglio rimestare nelle becere romanticherie, ma insomma, chiunque scriva non si mette a farlo programmaticamente da un giorno all'altro. Di solito è tutta la vita che inventa storie nella sua testa, che cerca di buttarle giù nel modo migliore, che studia la tecnica dei romanzi che ha amato per poter riprodurre i meccanismi narrativi efficaci. Scrittori non ci si improvvisa, e dalle Avventure della Giovane Laura si sente (forse non corrisponde a verità, ma è la mia percezione) proprio questo. Che Gamberetta l'ha scritto apposta per dimostrare di saper applicare le famose regole che cita continuamente.
Intendiamoci, io non ho amato affatto i libri della Troisi, ma non ho amato nemmeno quello di Gamberetta. E temo anche che questo romanzo sia per lei un autogoal. Ho apprezzato le sue critiche fino a che non ho letto le prime pagine delle avventure di Laura, e ho capito che si trattava soltanto dell'ennesima critica ai romanzi che non le piacciono. Fuori dal livello metanarrativo ci si legge poco. E credo che il concetto che cicobyo vuole esprimere (correggimi se sbaglio) non sia il bisogno di un attaccamento viscerale ai personaggi, ma piuttosto la necessità di rispettare quel sacrosanto patto che lettore e autore stipulano fin dalla prima pagina. Nel romanzo di Gamberetta io non ho né amato né odiato Laura, ho solo avvertito il disprezzo dell'autrice per lei. E trovo onestamente ridicolo che Gamberetta debba spiegare sul blog le cose che i lettori non hanno capito. Se qualcosa non si è capito dal libro, vuol dire che è spiegato MALE nel libro stesso. In questo caso si ricontrolla, si fa autocritica e magari si cambia quello che non va.
Chi si accinge a scrivere un libro, anche se studia da tutta una vita per farlo o se conosce a perfezione le regole della narrativa, deve anche avere l'umiltà di riconoscere quando una storia non è efficace. E la sua, a meno che non volesse essere completamente, assurdamente e totalmente non-sense (e non citatemi Alice nel Paese delle Meraviglie perché siamo su un'altro pianeta!!!), non lo è.
Fermo restando che ha un bello stile, chiaro e pulito, molto scorrevole. Ci vorrebbe solo meno supponenza, perché il lettore lo avverte se l'autore si sente più in alto di lui.

 
Alle 29 giugno 2009 15:31 , Blogger cicobyo ha detto...

Penso sia inutile illustrare ancora la mia teoria. Siamo tutti diversi, come persone in primis, e in secondo luogo come lettori. Vogliamo cose diverse da un libro, cerchiamo spunti diversi e affezioni speciali a quello che leggiamo e al quale dedichiamo tempo e impegno.

Ci sono schiere di romanzi dove il bizzarro la fa da padrone e ci sono schiere ancora più folte di romanzi dove l'amore la fa da padrone.
Suskind ha scritto il suo unico best-seller incentrandolo proprio sull'amore.

Kafka, a cominciare dalle Metamorfosi, non parla d'altro... Samsa non fa altro che ribadire il suo amore per il proprio lavoro e per la sua vita (in modo alienante, certo, ma è pur sempre affezione) e a quello che via via finirà per mancargli una volta che accetterà di essere diventato uno scarafaggio.

Non venitemi a dire che è sentimentalismo! I libri li leggono tutti (anche se in pochi, purtroppo) ed è necessario parlare un linguaggio universale, non il linguaggio degli intellettualoidi che dalla prima pagina ti dicono "se non capisci è perchè tu non ci arrivi".

Per il resto sono d'accordo su tutto, il disprezzo per Laura dell'autrice, il mestiere di scrivere e l'importanza di creare una storia degna di tale nome.

Quello che Gamberetta ha dimostrato lo sa solo lei. Io ho espresso un opinione e rispondo per quello che ho scritto. Sono qui, del resto.

 
Alle 30 giugno 2009 09:36 , Blogger Phlebas il Fenicio ha detto...

Non ho capito che problema ci sia a disprezzare il proprio protagonista. Tutta la letteratura dell'inettitudine è così. Comunque, giusto una riflessione: premesso che il romanzo di Gamberetta è carino, ma non pubblicabile, è plausibile che se la ragazza arriverà mai alle librerie con le opere future non sarà per le opere stesse, ma per il polverone che suscita e per tutta la gente che, secondo me, ha mire sessuali nei suoi confrontiXD

 
Alle 1 luglio 2009 05:30 , Blogger cicobyo ha detto...

E non pensi che questo andrebbe ad alimentare il dilagante e tanto biasimato fenomeno dell'imgombro degli scaffali delle librerie con letteratura di scarso valore e immeritevole di tale onore? La nostra Cara Signorina si ritroverebbe a spartirsi l'onta con la tanto bistrattata signora Troisi una piccola differenza: i libri della troisi regalano momenti sereni e spensierati, intrattengono e appassionano, quindi vengono acquistati per le storie nei libri e non per le storie che mette in piedi l'autrice. Andasse come opinionista da Vespa allora anziché sfrantumare il buon gusto di innocenti lettori.

Per quanto riguarda la letteratura dell'inettitudine, primo è passata di moda, secondo non andava a braccetto con lo splatter, oppure qualcuno ricorda uno Zeno di sveviana memoria che veniva eviscerato o pungolato con la scossa mentre imparava a giocare a scacchi con una Fata? Gamberetta è il Mago di Oz... Tutto fumo, effetti speciali e paroloni, ma dietro il sipario si nasconde un impostore ambizioso in cerca di popolarità, accettazione ed eccezionalitá che non possiede. Imo, obviously

 
Alle 3 luglio 2009 09:28 , Blogger Angra ha detto...

Visto che hai provato a psicanalizzare Gamberetta attraverso il suo romanzo, mi perdonerai se faccio lo stesso con te e la tua recensione: sei uno che quando viene lasciato dalla fidanzata si vendica andando a scrivere il suo numero di telefono nei cessi delle stazioni ;-)

La risposta seria (non che questa non lo sia) te l'ho data sul blog dei Gamberi.

 
Alle 3 luglio 2009 13:01 , Anonymous Anonimo ha detto...

Ciao Fabio, ti conosco tramite la mia migliore amica(Sara Calabrese)che mi ha parlato della tua recensione sul lavoro di gamberetta. Premetto che la stimo molto come persona, ma non condivido alcune sue idee. Io non ho letto Le Avventure della Giovane Laura, nè ho intenzione di farlo. Sono contro il "Bizzarro"per non chiamarlo new weird, anche se a quanto ho capito questo libro è un misto di urban fantasy e new weird. Essendo contro il genere, non mi piace per nulla la storia, che Sara mi ha riassunto in un intero pomeriggio. Vorrei però permettermi di commentare una cosa. Il romanzo,come gamberetta ti avrà fatto notare, è di genere. Non sono esperta di weird e new weird, nè di urban fantasy, però posso dirti che per i canoni del genere il romanzo è coerente. Rispetta tutte le caratteristiche che quel particolare filone è presente. Io valuto buono un libro coerente, perchè lo stile è personale così come la storia, quindi in un'ottica strettamente "di nicchia"(e quindi per il fan di quei generi)il romanzo è perfetto.
Certo, sia genere che contenuto sono discutibili, e io detesto entrambi. Ma la forma direi che è delineata in modo impeccabile per rientrare in quei particolari modelli usati dalla scrittrice.

 
Alle 4 luglio 2009 06:32 , Blogger cicobyo ha detto...

Allora, adesso andrò a leggere il tuo commento sui gamberi, ho da dire soltanto che l'ipotesi da te espressa è alquanto infantile, e non mi appartiene, considerando che sarei molto patetico alla soglia dei 30 anni. La mia recensione non è vendicativa, tutto si può discutere, tranne la mia buonafede. La vendetta è per i deboli, io dico quello che penso, ci metto la faccia, nome e cognome, compreso un romanzo in uscita. Non ho paura dei seguaci di Gamberetta nè di lei, l'ho psicoanalizzata è vero, ma chiunque con un minimo di nozioni di psicologia generale potrebbe dirti che quella ragazza ha qualcosa contro la vita, la sua vita. E che deve crescere.
Erroneamente crediamo di nasconderci dietro la scittura, che sia su un blog o in un romanzo. La scrittura di denuda la cosa che nascondi agli occhi di tutti, di cui sei più geloso: l'anima.

Per quanto riguarda il new weird e il bizzarro. Sto leggendo la pietra miliare (a detta della stessa Gamberetta) del genere, Cuore d'acciaio di Swanwick. Beh, lì ce n'è di bizzarro, ma la protagonista, Jane, è molto reale, ci sono i suoi sentimenti e le sue sensazioni UMANE, e anche quelle dell'autore. Non ha niente a che vedere con il sadismo di Gamberetta.
Ripeto: una bella storia è bella a prescindere dal genere. Chi non è d'accordo con me, si sieda, prenda un pasticcino e parliamone.

 
Alle 4 luglio 2009 07:42 , Blogger Angra ha detto...

Guarda, sei proprio divertente. Hai intitolato la "recensione" Chi la fa l'aspetti e neghi di essere vendicativo, LOL!

Se non bastasse, dall'alto di una potente autoconsapevolezza, vai anche a "psicanalizzare" gli altri. Quando parli di "chiunque con un minimo di nozioni di psicologia generale" ti stai riferendo a te stesso? Dove lo avresti appreso questo minimo, se è dato saperlo?

Puoi dire quello che vuoi dall'alto dei tuoi quasi 30 anni, ma dalla soglia dei miei 40 la tua recensione mi ha subito fatto pensare a un bambinetto molto fiero di sé convinto di aver fatto una gran furbata.

 
Alle 4 luglio 2009 08:38 , Blogger cicobyo ha detto...

Leggi nella mia recensione e nei miei commenti una vena di arroganza e spocchia (mista a malignità) che davvero non mi appartiene. E non c'è neanche nelle mie risposte la vena polemica, nonostante tu voglia inserirla a tutti i costi.

Il titolo era un gioco, è solo un titolo, come la recensione, è solo un'opinione.
Sei un fan di Gamberetta, c'è il banner sul tuo blog, e ne deduco un simile modo di confrontarti.

Se leggi le sue recensioni, per quanto brillanti, puoi chiaramente sentire l'acidità, l'amarezza e l'invidia di una ragazza in lotta con le proprie aspirazioni e sogni di gloria in un ambiente che da più incertezze che fama.

La mia non era una vendetta, lo dico e lo ribadisco, semmai una provocazione, che per quanto polemica potesse essere, non dovrebbe scendere sotto certi livelli di rispetto.

Mi stupisce quanto un quarantenne come te non riconosca la stessa infelicità in quella ragazza. Strano, dico, perchè ho letto uno stralcio di quello che pubblichi sul tuo blog non mi sembra che lasci l'umanità dei tuoi personaggi in secondo piano. Questo perchè è un punto cardine della scrittura, che inseriamo anche incosciamente, per riscaldare le nostre parole.
Quelle di Gamberetta, per quanto accurate e precise, mi sono parse fredde, e allora?

Si può sapere di cosa mi dovrei vendicare? Il mio libro uscirà anche senza l'apporto della suddetta, il suo rifiuto non ha causato alcun danno alla pubblicazione. Io non ho subito alcun danno da lei, qui si parla solo di scrittura, ho scivolato sul personale perchè quello che ho riscontrato nel suo romanzo è un problema di tipo umano e non tecnico. Mi devo sentire un bambinetto per questo?

Non è più infantile stare a chiedere: dove hai appreso le tue nozioni di psicologia generale?
Quanto è puerile una gara a chi ce l'ha più grosso (il sapere).
Potrei sciorinare le mie competenze come fa la Signorina, ma questo non mi renderebbe una persona più o meno adatta a porre una critica. Non è ciò che sappiamo che fa di noi delle persone "adeguate", soprattutto a livello umano. Siamo adeguati se riconosciamo l'adeguatezza degli altri al nostro livello se non al di sopra, in tema di rispetto, si intende.
Per quanto riguarda la scrittura, ti lascio all'apprezzamento del romanzo di Gamberetta, la mia recensione non terminava con la palese scritta "NON LEGGETELO o NON PUBBLICATELO", come invece fa la Signorina per quasi tutti i libri che recensisce.

 
Alle 4 luglio 2009 09:09 , Blogger cicobyo ha detto...

Nel caso mi fossi spiegato male, e visto che lo ribadisci anche sul sito dei Gamberi, "Chi la fa, l'aspetti" era da leggere come "La Recensione, chi la fa, l'aspetti", non "lo sgarro", di quelli, io non ne ho ricevuti nè fatti. Ripeto, i sentimenti negativi sono per persone negative.

 
Alle 4 luglio 2009 09:13 , Blogger Angra ha detto...

Francamente nel tuo post non ho trovato tracce di ironia, semmai c'erano un bel po' di recriminazioni e un deciso piglio alla "ora ti faccio vedere io".

Riguardo a chi ce l'ha più lungo il sapere: se mi vieni a dire che chiunque ha un minimo di nozioni di psicologia generale mi potrà dire che bla bla bla, allora:

1) hai cominciato tu, e ti rispondo: ok, sentiamo queste nozioni di psicologia generale, perché magari vengono da Astra,

2) dici una stronzata, perché ci vuole ben altro che qualche nozione di psicologia generale per sparare giudizi sulla vita di qualcuno che nemmeno conosci come fai tu. Non so se hai presente (mi pare di no), ma uno psicanalista prima di esercitare la professione si deve sottoporre lui stesso all'analisi.

Con questa la chiuderei qui. Non è nemmeno mia abitudine di andare a rompere le palle a casa degli altri, ma sei tu che hai messo il link sul blog dei gamberi, io mi son limitato a cliccarci sopra.

 
Alle 4 luglio 2009 09:32 , Blogger cicobyo ha detto...

Sì, concordo, meglio chiuderla qui. Se amavo la polemica andavo nel pubblico di Maria de Filippi.

 
Alle 13 luglio 2009 05:36 , Anonymous Anonimo ha detto...

Recensione breve brevissima del romanzo di Gamberetta (o di quel che sono riuscito a leggere).
Puntini di sospensione alla riga 12, alla riga 47, alla riga 61, ecc. Probabilmente ha scritto il romanzo trattenendo il fiato.
Laura che ragiona tra virgolette è una sorta di effetto speciale narrativo o cosa?
Due punti esclamativi in una riga composta da una dozzina di parole. Complimenti! Davvero! :P
Poteva bere in giro (...) ma che vuole dire? Che dalle fontane della piazza del paese esce la grappa? Sarebbe opportune usare un italiano quantomeno decente.
Questione Laura: è cerebrolesa, sì? Mentre è al PC chiude la finestra del gioco di ruolo e apre l'elaboratore testi con estrema facilità, poi però per pigiare quattro tasti impiega venti minuti.
A proposito, scrivere fece scorrere lo sguardo è di nuovo pessimo italiano. Ho il sospetto che Gamberetta sia andata a scuola dai puffi.
E poi, giusto per infierire ancora un po', Laura che scandaglia la tastiera è decisamente una frase ridicola. Gamberetta dovrebbe scandagliare il motivo per cui lo affermo sfogliando un dizionario.
Questo è quanto. E ho letto solo un paio di pagine, comunque sforzandomi.

Cicobyo, la tua recensione magari è un po' di parte, ma una cosa è certa: il romanzo di Gamberetta è terribile. Quasi quasi preferisco Twilight.

un lettore

 
Alle 13 luglio 2009 11:27 , Blogger cicobyo ha detto...

Come sai, il merito tecnico è altamente infiammabile, anche se gli appunti che hai fatto sono sconvolgentemente esatti.

La frase più bella che mi hanno scritto sul romanzo di Gamberetta è questa:

Il romanzo di Gamberetta ha un solo difetto: è tecnicamente ineccepibile. Ha la stessa passione e lo stesso calore di un ghiacciolo infilato fra le chiappe.

Direi che chiarisce alla perfezione anche il mio punto di vista. Grazie, tu che l'hai scritto :-)

 
Alle 20 luglio 2009 18:41 , Blogger Pyros ha detto...

Non ho capito perché il non amare i propri personaggi dovrebbe essere un problema.

 
Alle 21 luglio 2009 06:11 , Blogger cicobyo ha detto...

Infatti non è un problema in sè per sè. Il fatto è che scrivere è comunicare, se tu odi il tuo personaggio, questo traspare al lettore che finirà per odiarlo a sua volta, come è successo per il romanzo in questione. Fin qui niente di male, se però vi è un contraltare che ristabilisce l'equilibrio della gamma delle emozioni umane. Nel romanzo della Signorina, i personaggi sono Tutti odiati dalla scrittrice, perchè non risparmia sofferenze e ingiustizie a nessuno.

Ne esce un quadro miserevole, amaro e ingiusto. E sia da lettore che da "scrittore" è una forma di comunicazione che disprezzo.
Guardiamo un esempio recente: Paolo Giordano. Nel suo libro si da l'immagine di una "giuventù bruciata" anche miserevole, piena di difficoltà psicologiche e pratiche. Ma il romanzo è mosso dall'amore, non dall'odio dell'autore verso i suoi personaggi.

Un autore, di fronte a una scena di sofferenza è come un normale essere umano, è al tempo stesso il lettore ha poche scelte: essere compassionevole, sadico o indifferente. L'ultima non è plausibile a meno che non si "scriva" un documentario o un articolo giornalistico (anche se mi viene da dire che in ogni caso le parole non sono mai neutre, sin dal momento in cui le scegli e le metti in successione per descrivere un determinato evento). Le altre scelte sono a carico anche del lettore e lo scrittore deve assumersi tale responsabilità.

Ho letto nei commenti sul sito dei Gamberi questa risposta da parte dell'autrice:

il significato è che non esiste consolazione, non esiste redenzione, non c’è niente di bello al fondo dell’avventura. Laura è stupida e ignorante, soffre e si rifugia in un mondo fantastico (o vi è trascinata – non ha importanza). E lì continua a soffrire. Non c’è salvezza nella fantasia. Non esistono sogni, solo incubi. E quando poi ti svegli, il mondo è brutto quant’era prima.

Se non è una dichiarazione di infelicità dell'autrice questa...

 
Alle 7 agosto 2009 07:09 , Blogger Uriele ha detto...

Possono esistere romanzi senza un happy ending;alle volte in un libro un happy ending forzato puó rendere il finale orrendo (ad esempio tutta l'ultima parte di Cuore D'Acciaio dopo la tentata distruzione del Castello Spirale). Secondo me il problema piú grosso é il Wierd e il Gore gratuito senza che le cose siano funzionali alla trama creando una piccola Cafarnao cartacea.

Qualcuno riferito a Swanwich una volta ha commentato "Con gli accadimenti che il narratore mette nella storia, un Martin avrebbe scritto 20 volumi". Probabilmente é vero, ma in ogni volume quelle scene sarebbero state funzionali (regola numero uno quella del Occam's Razor).
Il problema di questo romanzo piú che altro é il suo NON essere un romanzo, ma una colata di Weird compressa in poco spazio forzatamente. Molte scene sono brillanti e potevano essere sviluppate in racconti separati focalizzando la narrazione e dirigendola senza creare un effetto caoticista.
Shepard, in parte simile a Swanwich nel genere fa questo: decanta gli avvenimenti e rifugge il superfluo.

Il mio problema con il romanzo di Gamberetta é stato quello di trovare troppi fatti insieme senza una logica narrativa, creando una struttura a ritmo spezzato.

Non condivido il discorso della "donna che non sapeva cagare"(cit.) che emerge dalla recensione. Il non amore non é un parametro di giudizio per una recensione o una scheda di lettura.

 
Alle 17 agosto 2009 14:19 , Anonymous elle ha detto...

Leggo anche io il blog di Gamberetta e ammetto che spesso la trovo acida e molto "snob", nel senso che si erge a maestra di una cultura che si basa soprattutto su romanzi fantasy e manga (a me il fantasy non piace... e quindi potrei fare un enorme discorso sul concetto di cultura come la intendo io).
Ad ogni modo, trovo il tuo post molto sentenzioso e soprattutto BUONISTA. I libri non devono parlare per forza di buoni sentimenti. Mi dispiace dirtelo ma la maggior parte dei capolavori si basa su ben altri temi: il male di vivere, l'incapacità dell'uomo massificato, la tristezza del progresso, la precarietà dell'amore, l'odio immortale, la vendetta ecc ecc ecc.
Temi che io trovo sicuramente più interessanti del: evviva happy end tutti felici l'amore trionfa. LA VITA É UNA MERDA MA LA LETTERATURA DEVE RIFLETTERLA E ANALIZZARLA.

Inoltre, come osi dire ad un'estranea, sei triste, non hai amore e altre cose che sinceramente... mamma mia... dovresti aver superato essendo scrittore, uomo di cultura e non bimbominkia che offende dicendo: sei invidiosa perchè tu non sarai mai amata!!!! E poi perchè sarebbe triste questa Gamberetta? Perchè odia il suo personaggio che incarna la stupidità delle bimbominkia? Embè, le detesto anche io. Sono infelice? Certo! Tu hai la presunzione di non essere infelice? Siamo tutti infelici, mi dispiace ricordartelo. Ma forse per voi amanti del fantasy non esiste felicità o infelicità ma solo spade e ragazze scosciate.


Perdonami per gli errori e per il tono, all'apparenza, brusco. Sono una di quelle che aspira a diventare scrittrice ma non temere, il mio genere non è il fantasy O___O

 
Alle 17 agosto 2009 15:18 , Blogger cicobyo ha detto...

Sinceramene trovo il tono del tuo post un po' sopra le righe. Dici a me "come osi dire a una persona di essere infelice" che mi sembra un'insulto abbastanza innocente, considerando che tu stessa dici che tutti siamo infelici, ma ti va bene che la Signorina insulti pesantemente tutti gli autori che recensisce? Se tu fossi Licia Troisi, saresti contenta che una ragazzina che non è nessuno (come tutti noi) dica "è una ignorante analfabeta, stupida, incompetente, incosciente, mostro e compagnia bella?"... è giusto questo?

Non serve leggere il romanzo di gamberetta per capire che è infelice, una che ce l'ha così tanto con le persone, calpestando con arroganza il lavoro (anche di anni) degli altri senza alcun rispetto per autori, estimatori e commentatori, non può essere una persona felice (se si esclude il sadismo come forma di felicità). Devi scendere dal pero per vedere una verità così palese?

Ma poi... siamo ancora qui a parlare e a difendere la Signorina? Ne ha bisogno? Non credo. Chi è Gamberetta? Nessuno, come me, come te, come chiunque.
Ok ho scritto una recensione provocatoria, non sarei mai dovuto scendere sul personale visto che qui si parla di un'entità virtuale che si nasconde dietro un nick.
Sono stato presuntuoso nel credere di conoscerla da quello che scrive? Forse, chi può dirlo. Io credo di aver capito molto di lei attraverso il suo romanzo, ma non pretendo certo che gli altri abbiano lo stesso tipo di sensibilità di lettore.

E' vero sono un Buonista, e allora? E se ti dicessi che tutto sommato sono anche una persona felice? Che non nutrendo certi sentimenti verso gli altri anche io sto meglio? Sono un bimbominkia?
Ma se non ci fossero i bimbominkia la Signorina non si potrebbe sentire superiore a qualcuno no?

Sai, io credo che il segreto per essere felici in parte sia anche questo: se leggi un libro che ti fa arrabbiare per quanto è scritto male, io di solito lo chiudo e passo ad altro e investo le ore seguenti immerso in una storia che mi rende sereno.
Sempre meglio che costringermi a finirlo prendendo appunti e poi passare le ore seguenti a scrivere una recensione acidissima che mi fa stare anche peggio.
Vabbè mi sono spiegato abbastanza.

Ti faccio in bocca al lupo per la tua carriera di scrittrice e non serve che specifichi che non sei "una scrittrice fantasy" io non temo te come nessun'altro, anzi! Mi piacerebbe andare in libreria e spendere soldi per bei libri italiani, senza dovermi pentire di aver buttato denaro. Quindi, se sei un'amante della scrittura e della vita raccontata, ben venga, sarò in prima fila a comprare il tuo libro.
Dopotutto mi sono avvicinato alla scrittura come lettore, ed è il mestiere che mi rende più felice di tutti :-)

 
Alle 18 agosto 2009 08:05 , Anonymous eLLe ha detto...

Non ho difeso Gamberetta, anzi ho ammesso che a volte i suoi toni sono un po' aspri.
Il mio "come osi" che può apparire altisonante, in realtà non lo è. Lo uso spesso anche per strada, con gli amici, è un mio vizio. Non è detto in modo superbo nè dispreggiativo.
Il punto è: io se un romanzo mi fa incazzare o parla di un protagonista subdolo e meschino MI ATTIZZA (detto in gergo giovanile, altrimenti sembro sempre una saputella XD XD). Il personaggio felice non attira pubblico e soprattutto non attira un certo tipo di pubblico... le persone vogliono vedere l'evoluzione di un personaggio e odiano i gary stu e le mery sue (tranne i bimbominkia ma vabbuo). Ora, non ho letto il tuo romanzo ma ho letto quello di Gamberetta... l'ho criticato per il ritmo troppo veloce e per l'assenza di riflessioni, non mi sembra di difenderla.

P.s1 il mio genere non è vita vissuta (realismo?), ma thriller-psicologico.


P.s2 io amo le anime tormentate ;-) non i figli della famiglia del mulino bianco.

 
Alle 4 ottobre 2009 12:45 , Anonymous Anonimo ha detto...

Salve a tutti.
Sono lettrice del blog di Gamberetta e ho letto per intero "Le avventure", perciò mi sento di intervenire per esprimere la mia opinione.

Nonostante la violenza gratuita che emerge in molti brani del racconto e che non ho apprezzato a pieno (gusto personale), non c'è stato momento in cui non mi sia sentita coinvolta dalla vicenda, o in cui abbia pensato alla banalità di descrizioni o dialoghi. La fantasia dell'autrice nel creare situazioni improbabili e divertenti (per quanto spesso grottesche), non mi ha fatto scostare lo sguardo dalla pagina del computer per delle buone mezzore.
Mi rendo conto che sia un parere di qualcuno che non sa recensire, ma avendo letto tutto il romanzo vorrei consigliarlo. Sia a chi volesse verificare la veridicità di queste critiche, sia a chi intendesse passare qualche ora di svago.
A me è piaciuto, e lo consiglio.

 
Alle 4 ottobre 2009 17:14 , Blogger cicobyo ha detto...

Quello che dici è insindacabile. Il modo in cui è scritto cattura e imprigiona, anche io l'ho letto quasi tutto d'un fiato. Ma alla fine cosa ti è rimasto? A cosa serve attirare un lettore all'interno di tutto un romanzo che però ha come centro emotivo qualcosa a cui non vogliamo affezionarci? Suona quasi come una truffa, un concerto ben pubblicizzato che però è scadente. Quello che conta non è solo la forma, conta la forma applicata al significato, non è un romanzo futurista del resto, nè futuribile.

 
Alle 5 ottobre 2009 03:52 , Anonymous Anonimo ha detto...

In questo caso ti do ragione in parte. Sono della schiera che ammira sia i romanzi con significato, sia quelli che di significato ne hanno poco, al di fuori di quello relativo a uno svago momentaneo del lettore.

Se dovessi scrivere un romanzo, penso che cercherei di dargli significato, spessore, come dici tu; però Gamberetta, in relazione a questa particolare opera, aveva espresso l'unica volontà di "divertire" (non necessariamente suscitare il riso, anche solo catturare, come dicevamo entrambi). Per questa ragione lo consiglio, ma specificatamente a chi vuole perdere tempo dietro qualcosa di divertente da cui si può trarre al massimo un insegnamento tecnico su come scrivere un buon romanzo.

Come dici,non mi è rimasto nulla. Però lì per lì ho provato forti emozioni, ora dimenticate, che derivavano dall'abilità di creare e sciogliere suspance o di realizzare situazioni straniate interessanti.

 
Alle 6 ottobre 2009 01:13 , Blogger cicobyo ha detto...

Mi spiace, per quanto ritenga Gamberetta una scrittrice competente, "Le avventure" non sono un buon romanzo. Scrivere non può e non deve essere soli forma, la tecnica del "mestiere"  non è solo stile e scorrevolezza, è anche e soprattuto struttura, messaggio, significato nel senso letterale, scrivere con cognizione perché si ha qualcosa da dire. Gamberetta è un pittore iperrealista, che sfrutta una tecnica impeccabile per meravigliare il fruitore, ma non sarà mai nè Michelangelo nè De Chirico. Lo stile è un mezzo, non è che un veicolo di altre cose. In un post citai "il messaggio è il mezzo" vale per me perchè veicolo il mio amore per le persone e per la scrittura affinando la mia tecnica in modo che arrivi a tutti. Non vale per tutti. Ovvio

 
Alle 15 novembre 2009 14:40 , Anonymous Anonimo ha detto...

imparato molto

 
Alle 15 novembre 2009 14:41 , Anonymous Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

 

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